Perchè giochiamo?

7 giugno 2018

E’ passato quasi un mese dalla discussione su FB in cui si chiedeva, parafrasando, come adattare un regolamento ai gusti del gruppo che lo sta giocando. Dopo un paio di risposte che rispondevano effettivamente al quesito, altri suonavano più o meno come “come osate voi pensare di giocare per divertirvi?”.

Ora, io non sono nessuno, ho sempre giocato per divertirmi e non mi sono mai posta il problema di quale sia lo scopo di un gioco.

Probabilmente “divertire” non è il verbo più adatto, il termine giusto credo sia “intrattenere“. Giochiamo per avere qualche ora di intrattenimento, che sia immaginando di trucidare mostri in un dungeon, che sia provando paura e angoscia scoprendo l’esistenza dei Grandi Antichi, che sia lottando per mantenere la nostra umanità e non diventare mostri, che sia fuggendo da un’orda zombie, che sia maledicendo il giorno che abbiamo scoperto di avere i superpoteri, quando investiamo soldi in un manuale e tempo nell’organizzare delle sessioni lo facciamo per un unico scopo: intrattenerci.

Facciamo le cose per bene e partiamo dalla definizione di “gioco” che da la Treccani:

Esercizio singolo o collettivo a cui si dedicano bambini o adulti, per passatempo, svago, ricreazione, o con lo scopo di sviluppare l’ingegno o le forze fisiche. Anche, pratica consistente in una competizione fra due o più persone, regolata da norme convenzionali, e il cui esito, legato spesso a una vincita in denaro (posta del gioco), dipende in maggiore o minore misura dall’abilità dei contendenti e dalla fortuna.

Posto che, spero, siamo tutti concordi che stare seduti attorno ad un tavolo non sviluppa le forze fisiche, quindi, perchè giochiamo di ruolo?

Resto sempre più convinta che lo scopo sia divertirsi o intrattenersi, per usare un termine più inclusivo, certo, il GDR ha mille altri scopi possibili, da quelli educativi a quelli terapeutici ma, senza aprire una parentesi ampissima che non ho le competenze per gestire, per discutere di come i GDR possano svolgere queste funzioni bisogna avere le competenze e le conoscenze giuste per farlo. Il che non vuol dire che su internet non si possono fare discorsi seri, vuol dire che su un gruppo FB privo di moderazione e aperto a tutti non è possibili fare un discorso su argomenti che richiedono un livello minimo a tutti i partecipanti. Forse è superfluo ma è bene ricordare che giocare da 20+ anni non rende automaticamente esperti di gamedesign.

I modi e i luoghi in cui si può discutere di gamedesign è un argomento che esula anche la domanda che aveva dato il via alla discussione che alla fine chiedeva solo un modo per adattare l’esperienza di gioco ai gusti dei giocatori al suo tavolo.

Possiamo fare tutta la filosofia che vogliamo, discutere anni su come sia meglio esperenziare (1) un determinato titolo ma la domanda vera è una: quel gioco ci intrattiene?

Il come è secondario e materia da game designer, cosa che io non sono, ma il discrimine tra aver buttato più di 50€ per un manuale e aver fatto un buon acquisto è questo. Ci intrattiene? Sì, allora raggiunge il suo scopo. Ci intrattiene finché non dobbiamo usare quella regola che tutti al tavolo odiano e che non porta reali benefici? Modifichiamo quella regola. Le meccaniche ci sono congeniali, l’idea di fondo ci piace ma il setting non è l’ideale per il nostro stile di gioco, possiamo cambiarlo un po’.

Spero di essere stata comprensibile nell’esporre il mio punto di vista.

Attenzione, la golden rule non assolve i creatori di giochi dal creare un gioco piacevole, fruibile e che ci intrattiene, semplicemente se per godere al meglio una sessione di gioco per noi è meglio modificare una regola o un aspetto secondario dell’ambientazione, perché no?
 

(1) dubito dell’esistenza di questo termine.

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